Formula 1, vince il solito Hamilton. Ferrari beffata, box spaccato.

Di una doppietta probabile è rimasta sul piatto la briciola di un terzo posto. Troppo poco, per una Rossa che ben altro meritava. Non è una bella cosa che i due piloti della Ferrari trovino sempre più spesso modo e maniera di confidare nell’etere sentimenti contrastanti sulla gestione delle cose e delle corse. Lo scrivo qui, in anticipo su una prospettiva che spero prossima, la prospettiva di una Ferrari da mondiale: urge un chiarimento tempestivo e definitivo. Carletto è un Fenomeno e ce lo godremo per anni, eppure ha la lingua troppo lunga. Sempre insistendo coi paragoni, Senna non era da meno. A Binotto il compito di trovare la soluzione.

 La gara assume una piega inaspettata al trentatreesimo giro, uno dopo il pit stop di Vettel: la sua Ferrari si ammutolisce all’improvviso e il pilota tedesco deve fermarsi a bordo pista. I commissari optano per il regime di Virtual Safety Car, obbligando cioè i piloti a rallentare mentre viene rimossa la Ferrari di Vettel; tutti i piloti ne approfittano e rientrano ai box per cambiare le gomme, così da averle fresche per gli ultimi venticinque giri. Questo improvviso ribaltone premia Hamilton, che entra ai box per il suo primo pit stop (contro i due di Leclerc) e si ritrova al comando, davanti a Leclerc e Bottas. Leclerc si ferma una terza volta al trentunesimo giro, quando accetta di perdere la seconda posizione ai danni di Bottas correndo il rischio di giocarsi il tutto per tutto con pneumatici nuovi, puntando sul fatto che la Ferrari è sempre stata più veloce della Mercedes sul circuito di Sochi. L’azzardo però non “paga” e Leclerc deve accontentarsi della terza posizione.

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