Formula 1, vince il solito Hamilton. Ferrari beffata, box spaccato.

Di una doppietta probabile è rimasta sul piatto la briciola di un terzo posto. Troppo poco, per una Rossa che ben altro meritava. Non è una bella cosa che i due piloti della Ferrari trovino sempre più spesso modo e maniera di confidare nell’etere sentimenti contrastanti sulla gestione delle cose e delle corse. Lo scrivo qui, in anticipo su una prospettiva che spero prossima, la prospettiva di una Ferrari da mondiale: urge un chiarimento tempestivo e definitivo. Carletto è un Fenomeno e ce lo godremo per anni, eppure ha la lingua troppo lunga. Sempre insistendo coi paragoni, Senna non era da meno. A Binotto il compito di trovare la soluzione.

 La gara assume una piega inaspettata al trentatreesimo giro, uno dopo il pit stop di Vettel: la sua Ferrari si ammutolisce all’improvviso e il pilota tedesco deve fermarsi a bordo pista. I commissari optano per il regime di Virtual Safety Car, obbligando cioè i piloti a rallentare mentre viene rimossa la Ferrari di Vettel; tutti i piloti ne approfittano e rientrano ai box per cambiare le gomme, così da averle fresche per gli ultimi venticinque giri. Questo improvviso ribaltone premia Hamilton, che entra ai box per il suo primo pit stop (contro i due di Leclerc) e si ritrova al comando, davanti a Leclerc e Bottas. Leclerc si ferma una terza volta al trentunesimo giro, quando accetta di perdere la seconda posizione ai danni di Bottas correndo il rischio di giocarsi il tutto per tutto con pneumatici nuovi, puntando sul fatto che la Ferrari è sempre stata più veloce della Mercedes sul circuito di Sochi. L’azzardo però non “paga” e Leclerc deve accontentarsi della terza posizione.

Vettel è pronto: “a Monza per rompere il tabù”. Leclerc vuole il bis.

Dopo la vittoria di Charles Leclerc a Spa, la prima della Ferrari nel Mondiale di F1 2019, il pilota francese e Sebastian Vettel arrivano a Monza per cercare un successo che alla Rossa manca da tempo. È infatti dal 2010, quando Fernando Alonso guidava la F10, che il Cavallino non trionfa sul circuito monzese.

VETTEL: “È MANCATO L’ULTIMO STEP” 

Vettel è più carico che mai, e con la scuderia di Maranello non ha mai trovato la vittoria andandoci però vicino varie volte. Nel 2008, quando era alla guida della Toro Rosso motorizzata Ferrari, riuscì a trionfare per la prima volta. “Allora guidavo un motore Ferrari, ma non ero alla rossa – ha commentato il tedesco -. Negli scorsi anni ci siamo stati molto vicini, ma è sempre mancato l’ultimo step”. Il Mondiale oramai è quasi del tutto compromesso in favore di Lewis Hamilton e della sua Mercedes, ma Seb è convinto che la sua monoposto possa finire davanti a tutti. Occorre però “identificare l’assetto ideale per Monza, che non è però semplice trovare. Se ci si riesce allora tutto diventa più facile e, una volta preso il ritmo, è anche molto divertente.

LECLERC CERCA IL BIS

Leclerc vuole cercare il bis, dopo Spa, proprio davanti ai tifosi della Ferrari. Per lui sarà il primo GP in Italia alla guida della rossa. “A Monza festeggeremo 90 anni dalla fondazione della Scuderia Ferrari, così come la novantesima edizione di una delle gare più iconiche del campionato, il Gp d’Italia – ha detto il pilota monegasco -. Fin da quando ero un bambino ho sognato di poter essere un giorno pilota del team di Maranello, uno dei più rappresentativi della Formula 1, e va da sé che questa prima volta a Monza con la scuderia Ferrari per me sarà molto speciale. Daremo il massimo per cercare di portare a casa un grande risultato e rendere ancora una volta i tifosi orgogliosi di noi”.

BINOTTO: “PERFETTI COME A SPA”

Fiducioso come Vettel e Leclerc è anche il team principal Ferrari, Mattia Binotto. “Presentarsi al Gran Premio di casa dopo la vittoria di Spa è senza dubbio il modo migliore per arrivare a Monza”, ha commentato. “Soprattutto per ringraziare i nostri tifosi che tanto ci hanno supportato in questa stagione, fin qui non delle più facili”. “Abbiamo visto in Belgio che per vincere dobbiamo essere perfetti su ogni fronte e il nostro impegno è fare altrettanto anche a Monza – ha concluso Binotto -. Non ci sarà margine di errore. Correre davanti ai nostri tifosi ci dà sempre una spinta in più e una motivazione ulteriore a fare bene. Dopotutto non c’è un podio più bello di quello di Monza così come non esiste un pubblico migliore di quello italiano”.

Formula 1: Ferrari, le parole di Binotto e Leclerc. Nel mirino il GP di Hockenheim in casa Vettel

“Il Gran Premio di Germania per noi è prima di tutto la gara di casa di Sebastian Vettel. Per questo teniamo particolarmente a ben figurare ad Hockenheim, soprattutto dopo che l’anno scorso ci è sfuggita l’opportunità di concludere bene un fine settimana nel quale le nostre prestazioni erano state di livello”. Così il team principal della FerrariMattia Binotto, a pochi giorni dall’undicesima gara del Mondiale, che si correrà a “casa Vettel”, nella speranza che dal tedesco possa arrivare il sussulto finora mancato. “Per questa gara – ha aggiunto Binotto – non sono previste novita’ particolari ma dall’analisi del GP di Silverstone abbiamo tratto utili informazioni per conoscere meglio la vettura”.

Sono contento di gareggiare a Hockenheim. Nel corso degli ultimi weekend di gara insieme alla squadra abbiamo sempre fatto un buon lavoro in qualifica. Ora ci dobbiamo concentrare maggiormente sul passo gara perché é questo l’aspetto nel quale abbiamo faticato ultimamente“. Lo ha detto il pilota della Ferrari Charles Leclerc in vista del 64° Gran Premio di Germania, 11ª tappa del Mondiale di Formula 1.

Poi Leclerc si sofferma sulle caratteristiche del circuito “Per quanto riguarda il tracciato, è un bel mix di curve una diversa dall’altra e di rettilinei veloci – spiega il giovane pilota monegasco – Quella di Silverstone è stata una gara molto divertente da vivere in abitacolo, speriamo di poterci ripetere anche in Germania e di essere in condizione di lottare per la vittoria“.

Sammartino insegue il sogno del WSOP 2019. Il campano è tra i primi 3 al mondo, stanotte il Final Table.

Nell’ultimo atto del main event WSOP 2019, Dario Sammartino ci sarà. Con lo stack più piccolo del tridente ma ampiamente in corsa per il titolo mondiale,il player campano ha già ottenuto il miglior risultato italiano nella storia del main event. Migliorata la quarta piazza di Filippo Candio, ottenuta nel 2010. E scusate se vi sembra poco.

Per la prima volta un giocatore azzurro combatterà per il bracciale più ambito, sognando i 10 milioni di dollari riservati al campione. Tra Dario Sammartino e il titolo di Campione del Mondo però, ci sono due rivali fortissimi. E con due stack nettamente più grandi di quelli del campano.

Hossein Ensan e Alex Livingston sono i due uomini da battere. Il tedesco continua da chip leader, mentre il canadese ha dimostrato di avere un mind set importante. Insomma non sarà una passeggiata e complice il gap in termini di chips, Dario Sammartino dovrà essere perfetto per acciuffare la vittoria finale.

Hossein Ensan – 326.800.000

Il leader indiscusso fino a questo momento. Il player tedesco, ma di chiare origini iraniane, sembra inarrivabile in vetta al count. Da tre giorni non molla la presa e non sembra intenzionato ad arretrare. Il suo stack è composto da 326.800.000 pezzi. Una valanga di chips, pari a 163 big blind. Una dote immensa e con la quale Ensan può davvero gestire con calma la situazione. Ha patito nel finale, il gioco frizzante di Dario Sammartino. E’ un giocatore da prendere con le molle e il suo palmares parla chiaro.

Ha vinto oltre 2 milioni di dollari dal vivo e negli ultimi 4 anni ha fatto il salto di qualità. Dal trionfo nel main event EPT Praga 2015, l’ex pittore non si è più fermato. Le sue pennellate pokeristiche hanno lasciato il segno un po’ ovunque, compreso un anello nelle WSOP Circuit. Adesso cerca l’acuto nel circuito maggiore, le WSOP 2019: vincere, equivale ad entrare nell’olimpo dei campioni. A distanza di 8anni dal trionfo di Pius Heinze, la Germania può tornare sul tetto del mondo.

Alex Livingston – 120.400.000

A Roma lo chiamerebbero “Er Penombra”. Scherzi a parte si tratta di un signor giocatore il canadese. A lungo nella mischia, Alex Livingston nel day 8 si è reso protagonista di un discusso fold con Q-Q vs Garry Gates: le stesse dame con le quali si è preso la rivincita nel day 9, eliminando proprio l’americano. Ha 60 big blind da gestire e non sembra sentire la pressione. E’ un professional poker player da oltre 10 anni, soprattutto nell’online dove si è formato e in gioventù è stato un ottimo scacchista.

Negli anni si è trasferito dal Canada agli Stati Uniti per prendere parte agli eventi live più importanti. Aveva un conto in sospeso con il main event delle WSOP, dopo essere stato il 13° classificato nell’edizione 2013. Una seconda opportunità sfruttata al massimo dal player di Toronto. Deve guardarsi le spalle dal nostro Dario Sammartino, senza perdere di vista Ensan. Non è un caso che si arrivato a giocarsi il titolo di campione del mondo. 9 anni dopo la vittoria di Jonathan Duhamel, il Canada sogna un nuovo campione del mondo.

Il count ufficiale

  1. Hossein Ensan 326,800,000
  2. Alex Livingston 120,400,000
  3. Dario Sammartino 67,600,000

Wimbledon, Federer – Nadal: in semifinale è ancora sfida tra campionissimi. Djokovic spettatore interessato, se la vedrà con Bautista

Anche quest’anno, i quarti di finale del tabellone maschile di Wimbledon non riservano sorprese. I pronostici infatti sono stati rispettati e andranno in scena le semifinali tra Roger Federer vs Rafael Nadal; Novak Djokovic vs Roberto Bautista Agut.

L’iberico è senza dubbio la vera sorpresa del tabellone sfruttando al massimo la sua chance, si è spinto fino al penultimo atto. L’ultimo ostacolo superato è stato quello dell’argentino Guido Pella. Si potrebbe dire: “Frutto, di un’erba molto lenta“. Senza dubbio le caratteristiche della superficie, al di là delle considerazioni di Nadal, sono un dato e se nel 2002 il 38% dei match prevedevano lo schema serve&volley, nell’annata corrente siamo prossimi allo 0%. Statistiche che possono dire tutto o niente ma forse un indizio possono darlo.

Ecco che la prestazione di Roger Federer, otto volte vincitore di questo Slam, va ulteriormente enfatizzata. Lui, senza se e senza ma, è il più danneggiato degli invitati al banchetto dei nobili. Il suo gioco d’attacco un po’ viene disinnescato da un rimbalzo di palla che consente ai cultori del gioco difensivo di esaltarsi, come ci si trovasse a Parigi. E’ stato così per un set contro il giapponese Kei Nishikori (n.7 del mondo), non certo un “erbivoro” doc. Poi, Roger ha alzato la voce e commesso infrazioni per eccessiva velocità di palla ma a Church Road la multa non arriverà. Sì perché il tennis espresso è stato sublime da 100 e lode. 100, un numero a tre cifre che vuol dire molto: i match vinti dall’elvetico in questo Major, che per lui è il giardino di casa.

Ora però la sfida delle sfide, se vogliamo anche la rivincita del red carpet parigino. Il match contro Rafael Nadal (vittorioso contro l’americano Sam Querrey) è il 40° episodio della saga. Lo spagnolo è avanti nei precedenti (24-15) e nei tre match a Wimbledon ha prevalso nell’ultimo disputato, quello del 2008, al termine di un quinto set leggendario (Federer però è in vantaggio 2-1 complessivamente). Sono passati 11 anni e sono sempre loro a rubare la scena in un modo nell’altro, per il loro stile opposto ma per la stessa voglia di vincere,. Un incontro tra giocatori con numeri spaventosi: da un lato l’elvetico, con le sue 13 semifinali ai Championship e le 45 in un torneo del Grande Slam; dall’altro le 7 a Wimbledon e le 32 nei Major di Rafa. Una contesa ricca di significati che sarà una finale anticipata.

Spettatore interessato sarà senza dubbio il n.1 del mondo Novak Djokovic. Il serbo, liberatosi in tre set del belga David Goffin, se la vedrà contro il citato Bautista ed è il naturale favorito, nonostante l’iberico si sia tolto la soddisfazione di sconfiggere Nole a Doha e a Miami quest’anno. In questo caso, però, siamo nel Tempio del tennis e l’asso nativo di Belgrado è il campione in carica. Ecco che il target “vittoria” non appare una chimera e Djokovic, da par suo, si augura che il “Fedal” sia particolarmente lungo e faticoso per i due primattori, pensando poi a quanto accadrà nell’ultimo spettacolo sul Centrale.

Ferrari, Binotto: gareggiare a Silverstone speciale per tutti i piloti. A Silverstone ulteriore modifica

La Ferrari arriva in GB per provare a cogliere domenica la sua prima vittoria stagionale. “Ci aspettiamo che Silverstone non sia particolarmente favorevole alla nostra vettura, pur essendo consapevoli che a ogni gara gli equilibri sono diversi e a volte inaspettati. Porteremo un’ulteriore piccola modifica aerodinamica, che dimostra quanto sia continuo l’impegno nello sviluppo”, ha detto il team principal Mattia Binotto.

“E’ un tracciato sul quale la vettura viene messa a dura prova per assetto e bilancio. Si tratta di una pista sulla quale anche le gomme sono fortemente sollecitate. Qui l’usura delle coperture gioco un ruolo fondamentale nella gestione della corsa. Sara’ un week-end utile per capire una volta di piu’ se il recente lavoro ci ha permesso di ridurre lo svantaggio rispetto ai nostri rivali su determinate tipologie di piste”, ha aggiunto. 

Provano a essere ottimisti, sia Sebastian Vettel, sia Chalres Leclerc. “Credo che gareggiare a Silverstone sia speciale per tutti i piloti perché quella inglese è una pista molto bella, con tante curve veloci. È anche molto tecnica, specialmente nella prima parte, dove ci sono le curve nuove, anche se la mia preferenza rimane per la vecchia parte con quelle più veloci. Per chi corre in Formula 1 ci sono poche sequenze più belle di quella formata da Maggots-Becketts-Chapel che introduce all’Hangar Straight. Credo che a un pilota quelle curve non possano non piacere, e certamente io le adoro. Abbiamo vinto qui lo scorso anno e questo è anche il luogo in cui la Scuderia Ferrari ha conquistato la sua prima affermazione in Formula 1 tanto tempo fa. Qui a Silverstone respiri la storia del motorsport e anche quella della Ferrari”, le parole del tedesco.

“Questo circuito è molto bello da guidare e propone una serie di curve che per noi piloti sono veramente straordinarie, specie con queste vetture dal carico aerodinamico così elevato. Anche l’atmosfera britannica legata al motorsport è decisamente piacevole, con tante persone che ci supportano. Poter prendere il via di una gara così iconica è senza dubbio un privilegio. Come sempre siamo pronti a dare il massimo per ottenere il miglior risultato possibile”, ha spiegato il monegasco.

Ducati – Petrucci: il pilota ternano sarà su Ducati anche il prossimo anno. L’annuncio voluto prima del GP di Germania

Alla vigilia del Gran Premio di Germania, il Team Ducati ha voluto confermato il rinnovo del contratto al proprio pilota Danilo Petrucci. Il ternano e la scuderia di Borgo Panigale confermano il prolungamento del rapporto anche per la prossima stagione.

L’annuncio anche su Twitter

Anche nel 2020 quindi la formazione della Ducati resta la stessa, con Petrucci che dividerà il box con Andrea Dovizioso. A comunicarlo su Twitter la squadra italiana nel giorno di apertura del GP di Germania. Petrucci, ducatista nel DNA, in sella alla moto bolognese ha raccolto nove podi (sei dei quali con il team satellite Pramac Racing). Con il team ufficiale son tre e tra questi una vittoria, al Mugello, in questa stagione.

“Felice di continuare in Ducati”

Danilo Petrucci ha così commentato il prolungamento di contratto ai microfoni di Sky Sport: “Sono contentissimo di continuare qui, c’era la volontà di farlo da entrambe le parti. Da lunedì andrò in vacanza più tranquillo” ha detto il pilota ternano. “Sono soddisfatto della prima parte di stagione, ci sono stati dei momenti difficili ma era quello che volevo, l’obiettivo era vincere almeno una gara e riconfermarmi per l’anno prossimo e ci sono riuscito”. Riguardo l’ultima gara ha detto: “Domenica scorsa ero abbastanza arrabbiato per la gara, vista la posizione persa all’ultima chicane. Ci siamo parlati con Dovizioso e Ducati e c’è sempre stato buonsenso, non ci sono stati ordini di scuderia”, ha concluso Petrucci.

Wimbledon, Cecchinato fuori al primo turno. Oggi in campo Fognini e Berrettini.

Si ferma al primo turno l’avventura di Marco Cecchinato a Wimbledon. Il palermitano è stato sconfitto 0-6 4-6 6-7 da Alex De Minaur, numero 29 Atp. Dopo un avvio horror, in cui perde il servizio per quattro volte di fila, Cecchinato reagisce ma De Minaur è più freddo e sbaglia di meno, anche nel tie-break del terzo set. Le speranze azzurre sono riposte in Fabio Fognini e Matteo Berrettini, che sfidano rispettivamente Frances Tiafoe e Aljaz Bedene.

Marco Cecchinato si sveglia troppo tardi nel match contro Alex de Minaur e vede il suo Wimbledon svanire appena iniziato. Esattamente come nel 2018, contro lo stesso avversario. Almeno l’anno scorso strappò un set. Nel primo parziale non c’è partita. E dire che il siciliano ha subito la chance per strappare il servizio a de Minaur: 40-0, l’australiano si affida al gioco a rete per rimontare e tenere la battuta. Il break accarezzato e sfumato è già un crocevia fondamentale del set, perché Cecchinato a sua volta si fa strappare il servizio e perde i due game successivi a zero. L’australiano conquista addirittura 12 punti consecutivi, mentre l’azzurro è in tilt e non riesce a reagire. Ennesimo servizio perso, che dà a de Minaur il primo parziale (6-0).

Cecchinato prosegue il pessimo avvio con uno 0-3 nel secondo set. Dopo quattro turni di battuta regalati all’avversario, il siciliano si scuote a livello tecnico ma soprattutto psicologico. Reagisce dopo gli errori, cerca di darsi la carica anche se questo vuol dire urlare di rabbia. E, finalmente, vince il primo game della sua partita: 3-1. Poi, dopo due palle break gettate al vento, strappa il servizio per la prima volta a de Minaur (3-2) e con il quarto ace dell’incontro conquista il 3-3. Il siciliano sembra rigenerato, ma il 20enne australiano ha il braccio caldo e la testa fredda: sul 5-4 a favore, mette pressione a Cecchinato, costretto a salvare due match point. Ci riesce con la prima, non con la seconda: 6-4, l’azzurro torna a sedersi scuotendo la testa ben sapendo che il match è quasi perso.

In effetti de Minaur, superiore sul verde, non è in vena di regali. A differenza di Cecchinato, che nel terzo parziale commette 24 errori non forzati (sui 44 totali, troppi se rapportati ai 19 dell’australiano). Il palermitano riesce comunque a stare a galla con 17 vincenti, che gli permettono di tenere sempre il servizio. Si va dunque al tie-break: l’azzurro va sotto 0-2, poi recupera fino al 5-5 prima di arrendersi all’avversario, che vince per 7-5 dopo 2 ore e 4 minuti di gioco. 

EuroBasket Women: alle 18:30 l’esordio dell’Italia contro la Turchia. Esordio assoluto per cinque azzurre

Una grande occasione per l’Italia femminile di basket che sarà impegnata nel FIBA Women’s EuroBasket 2019, in programma dal 27 giugno al 7 luglio in Serbia e Lettonia. Le azzurre guidate dal coach Marco Crespi esordiranno stasera contro la Turchia, anch’essa inserita nel Gruppo C con Ungheria e Slovenia e giocheranno i loro tre match tutti allo Sportski Centar Čair di Niš, in Serbia.

La Turchia negli ultimi anni si è trasformata nella nostra bestia nera. L’abbiamo affrontata nelle ultime 4 edizioni dei Campionati Europei (2009, 2013, 2015 e 2017) e sempre siamo stati sconfitti. Due anni fa le Azzurre furono battute a Hradec Kralove nel secondo impegno del girone (54-53), partita tristemente nota per la frattura alla mandibola che decretò la fine dell’Europeo di Chicca Macchi.

La guida tecnica è rimasta la stessa, coach Ceyhun Yildizoglu riproporrà più o meno lo stesso organico di due anni fa anche se è cambiata la giocatrice passaportata, con l’inserimento di Kiah Stokes al posto di Quanitra Hollingsworth. Il capitano è Isil Alben, leader indiscusso del gruppo. La Turchia è da anni una realtà consolidata del basket continentale, se è vero che è sempre arrivata nelle prime sei nelle ultime quattro edizioni dell’EuroBasket Women e che ha giocato le ultime due Olimpiadi.

Così coach Crespi. “Inizia l’Europeo. Un percorso per arrivarci. Poi la prima partita e nella testa sembra ci sia solo quella. Saper unire le due sensazioni a livello mentale ed emotivo, ecco questo il nostro obiettivo per sentirci protagoniste dei nostri 40. Giocando contro una squadra che fa dell’aggressività una delle sue caratteristiche principali”.

Cinque le esordienti Azzurre al Campionato Europeo, ovvero Caterina Dotto, Nicole Romeo, Lorela Cubaj, Elisa Ercoli e Olbis Andrè. La veterana del gruppo è Giorgia Sottana, per il capitano questo è il quinto Europeo (2007, 2013, 2015 e 2017 i precedenti), il quarto per Sabrina Cinili e Francesca Dotto.

Le azzurre convocate

0 Caterina Dotto (’93, 1.70, playmaker)   

3 Nicole Romeo (’89, 1.66, playmaker)      

7 Giorgia Sottana (’88, 1.75, guardia)  

9 Cecilia Zandalasini (’96, 1.85, ala)      

10 Francesca Dotto (’93, 1.70, playmaker)  

13 Valeria De Pretto (’91, 1.85, ala)          

14 Martina Crippa (’89, 1.78, guardia)  

19 Lorela Cubaj (’99, 1.93, centro)

20 Elisa Ercoli (’95, 1.90, centro)

23 Sabrina Cinili (’89, 1.91, ala)

33 Olbis Andre Futo (’98, 1.86, centro)

41 Elisa Penna (’95, 1.91, ala)

All. Marco Crespi

WSOP 2019 – Sammartino ci riprova nel Poker Players Championship. Guerrini, Gala, Malaguti e Bonazza avanzano nel Tag Team

Dario ‘MadGenius’ Sammartino ci riprova nell’atteso $50.000 Poker Players Championship (Event #58). Il napoletano si è guadagnato l’ennesimo Day2 chiudendo 30esimo su 64 left. E arrivano buone nuove anche dal $1.000 Tag Team, torneo che ha visto superare la prima selezione 4 squadre italiane.

Partiamo dal Poker Players Championship (Evento #58), da 50.000 dollari di buy in, che ha richiamato per adesso 64 tra i più forti giocatori al mondo. Al termine dei 6 livelli in programma soltanto 1 è stato eliminato, lo statunitense Mike Gorodinsky.

Tutti dentro gli altri con il nostro Dario ‘MadGenius’ Sammartino che ha chiuso 30esimo nel count grazie ad uno stack da quasi 300.000 chips. Con lui sono passati anche i campionissimi Justin ‘ZeeJustin’ Bonomo, secondo con 646.100, Stephen ‘stevie444’ Chidwick, 11esimo con 411.000, e Isaac ‘Ike’ Haxton, 12esimo con 410.200 chips.

E ancora Shaun Deeb (364.600), Scott Seiver (358.000), Jason Mercier (345.600), Phil Ivey (344.300), Gus Hansen (238.700), Phil Galfond (189.200), Michael Mizrachi (168.100), Daniel ‘jungleman’ Cates (135.200), Daniel ‘KidPoker’ Negreanu (72.700) e Anthony Zinno (65.300).

Intanto è partito anche il Tag Team No Limit Hold’em da 1.000 dollari di buy in. Al termine dei primi 10 livelli di gioco sono rimasti in gara 278 team sugli oltre 976 iscritti. Al momento sono almeno 4 le compagini a tinte azzurre promosse al Day2. La migliore è stata quella capitanata da Michele Guerrini che ha chiuso con un totale da 146.800 chips.

Seguono, nell’ordine, i team di Domenico Gala (64.900), Flaminio Malaguti (62.200) e Morris Bonazza (61.100).

$50.000 Poker Players Championship (Evento #58) – Chipcount italiani

30. Dario Sammartino – 293.900

$1.000 Tag Team No Limit Hold’em (Evento #57) – Chipcount italiani

21. Michele Guerrini – 146.800
127. Domenico Gala – 64.900
136. Flaminio Malaguti – 62.200
140. Morris Bonazza – 61.100